Chiudete gli occhi e immaginate le Isole di Tahiti. Probabilmente vedete spiagge di sabbia bianca, acque cristalline e bungalow sull’acqua. Ma c’è qualcosa di più profondo che scorre tra questi atolli, un’energia vitale chiamata Mana. Questa forza spirituale non si vede, si sente: permea la terra, il mare e, soprattutto, le arti tradizionali che qui non sono semplici souvenir da museo, ma linguaggi vivi che raccontano l’anima di un popolo.

nuku hiva © grégoire le bacon
In un mondo che corre veloce, la Polinesia ci invita a fermarci e ad ascoltare le storie impresse sulla pelle, scolpite nel legno e tessute nella corteccia. Ecco un viaggio attraverso tre simboli iconici di questa cultura affascinante.
Il Tatau: una biografia sulla pelle
Molto prima che diventasse una moda globale, il tatuaggio era qui una cosa seria. La parola stessa, “tatuaggio”, deriva dal polinesiano tatau. Oltre 2000 anni fa, non era un semplice decoro, ma una carta d’identità indelebile.
Ogni linea, ogni curva raccontava la storia di chi lo portava: la famiglia, il rango sociale, il passaggio all’età adulta. C’è una poetica bellissima nella posizione dei disegni: la parte superiore del corpo, legata al mondo spirituale; quella inferiore, radicata alla terra. E ancora, il lato sinistro associato all’energia femminile e quello destro a quella maschile. Oggi, i nuovi artisti polinesiani reinterpretano questi simboli sacri, trasformando il corpo in una tela che unisce estetica contemporanea e protezione ancestrale. Farsi un tatau qui non è solo estetica, è un rito.
I Tiki: gli occhi che guardano l’infinito
Passeggiando tra i siti archeologici o nei mercati locali, è impossibile non notare i Tiki. Queste statue, scolpite nel legno, nella pietra lavica o nel prezioso osso, rappresentano antichi semidei. Ciò che colpisce sono i loro grandi occhi a mandorla: non sono semplici dettagli stilistici, ma finestre spalancate sull’aldilà. I Tiki sono i custodi del Mana, simboli di potere, conoscenza e fertilità. Toccare la superficie ruvida di una scultura in pietra vulcanica o la levigatezza del legno di cocco significa entrare in contatto con la materia stessa delle isole.

tahiti ©tahiti tourisme
Tapa: l’arte al femminile
Se il tatuaggio è spesso associato alla forza guerriera, il Tapa è l’espressione della pazienza e della creatività femminile. Non è un tessuto comune, ma una stoffa ricavata battendo la corteccia di alberi come il gelso o l’albero del pane. È un lavoro di mani sapienti che trasformano la natura in arte. Una volta essiccato al sole, il tapa diventa una tela su cui dipingere geometrie e motivi naturali con pigmenti organici. È un’arte che parla di connessione: ogni pezzo è unico, come la donna che lo ha creato, e rappresenta il legame indissolubile tra la comunità e la natura generosa dell’isola.
Un’eredità che guarda al futuro
Le Isole di Tahiti non vivono nel passato. Grazie a luoghi come il Centre des Métiers d’Art di Papeete e a eventi vibranti come il Festival des Marquises (che si terrà proprio questo dicembre a Ua Huka), queste tradizioni continuano a fiorire. Visitare queste isole significa immergersi in questo flusso continuo di bellezza e significato, dove ogni oggetto ha una storia e ogni paesaggio ha un’anima.
Per lasciarvi ispirare ancora di più, visitate il sito ufficiale www.tahititourisme.it
A cura di Laura Farnesi
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