Il gioiello è da sempre il custode silenzioso delle promesse più grandi. Se pensiamo ai pegni d’amore che hanno segnato i secoli, la mente corre subito all’anello di fidanzamento che l’Arciduca Massimiliano d’Austria donò a Maria di Borgogna nel 1477, inaugurando la tradizione del diamante come simbolo di eternità. Ma la storia è ricca di simbolismo meno convenzionale, come i “Lover’s Eye”, i piccoli ritratti dell’occhio dell’amato montati in spille e anelli, diffusi nel Settecento per portare con sé uno sguardo segreto. Oggi, questa ricerca di un significato profondo che vada oltre l’estetica si rinnova, unendo il fascino del metallo prezioso alla forza dell’arte contemporanea.

Quando l’arte si fa preziosa e da indossare
In occasione del San Valentino 2026, nasce un progetto che trasforma il concetto di legame in una vera e propria esperienza tattile. L’ispirazione arriva dalle tele e dalle installazioni di Marco Coda, artista napoletano celebre per la sua capacità di modellare le corde trasformandole in metafore dell’esistenza. Questa collaborazione con la maestria orafa di Cierre Gioielli ha dato vita a una serie limitata che non si limita a decorare, ma racconta una storia di affinità elettive. Il CEO dell’azienda, Dario Caropreso, ha guidato i suoi maestri orafi in una sfida non semplice: miniaturizzare l’impatto materico delle opere di Coda mantenendo intatta la vibrazione delle fibre intrecciate, trasponendo la morbidezza visiva della corda nella lucentezza eterna dell’argento.
Due simboli per un sentimento senza tempo
La collezione si focalizza su due icone della produzione di Coda. Il primo pendente, denominato “Baciami”, reinterpreta il gesto del bacio non come una semplice forma, ma come un incontro di volumi. Qui le corde d’argento si sovrappongono riproducendo il rilievo di labbra che si cercano, invitando chi lo indossa a riscoprire il valore del contatto fisico e della trasparenza emotiva. Il secondo pezzo, “Lègami nel cuore”, affronta invece il tema della connessione profonda. Il cuore, lontano dalle rappresentazioni banali, appare come un fitto intreccio di nodi sapientemente riprodotti in tridimensione. È l’immagine perfetta dei legami che, pur essendo complessi, costruiscono l’identità di ognuno di noi.

Un omaggio alla tradizione e alla serendipità
Ogni pezzo di questa edizione limitata è rifinito con la firma dell’artista incisa sul retro, un dettaglio che ne certifica lo status di opera d’arte portatile. La genesi di questi gioielli affonda le radici nella storica competenza del polo orafo Il Tarì, dove l’azienda napoletana opera portando avanti un’eredità familiare nata ai primi del Novecento. Quest’anno, il racconto della collezione si arricchisce anche attraverso le storie reali di coppie che hanno condiviso il proprio percorso sui social, celebrando la serendipità: quegli incontri fortuiti che cambiano la vita. È un invito a considerare il gioiello non solo come un accessorio moda, ma come un frammento di cultura e un simbolo di libertà e inclusione.
A cura di Laura Farnesi
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