Negli ultimi anni la scelta di diventare madri si è spostata progressivamente verso età più mature, come conseguenza di cambiamenti sociali, culturali e professionali. In Italia le nascite da donne tra i 35 e i 39 anni hanno superato quota 100.000, mentre in Europa oltre il 26 per cento dei bambini nasce da madri con più di 35 anni. Questo scenario rende fondamentale comprendere l’impatto dell’età sui meccanismi biologici della fertilità e sulle reali possibilità di concepimento.
I cambiamenti biologici della fertilità dopo i 35 anni
La fertilità femminile è strettamente legata all’età anagrafica. Ogni donna nasce con una riserva finita di ovociti che diminuisce progressivamente nel corso della vita senza possibilità di rigenerazione. Il periodo di massima fertilità si colloca tra i 20 e i 30 anni, seguito da una riduzione graduale intorno ai 32 e da un calo più marcato dopo i 37. Avvicinandosi alla menopausa, generalmente intorno ai 50 anni, la probabilità di concepimento diventa molto bassa. La condizione di subfertilità o infertilità compare spesso intorno ai 40 anni, anche se può manifestarsi prima. In genere l’infertilità viene diagnosticata dopo dodici mesi di rapporti non protetti, ma nelle donne con più di 35 anni è opportuno avviare gli accertamenti dopo sei mesi.
«L’aumento dell’età materna incide in modo significativo sul rischio di infertilità e sulla probabilità di portare a termine una gravidanza», spiega Marco Grassi, ginecologo di Ascoli Piceno. «Con il passare del tempo diminuisce anche la capacità dell’endometrio di accogliere l’embrione e aumenta la frequenza di patologie come endometriosi e fibromi, che possono ridurre ulteriormente le possibilità di concepimento».
I rischi materni e neonatali della gravidanza in età avanzata
La gravidanza oltre i 35 anni, definita in ambito medico advanced maternal age, è associata a un incremento dei rischi sia per la madre sia per il neonato. Tra le principali complicanze materne figurano ipertensione gestazionale, diabete preesistente o gestazionale, preeclampsia e difficoltà durante il travaglio, come contrazioni inefficaci, distacco prematuro di placenta o placenta previa. Dal punto di vista neonatale aumenta la probabilità di anomalie cromosomiche, mortalità perinatale e difetti congeniti, tra cui malformazioni cardiache, atresia esofagea, ipospadia e craniosinostosi. Il rischio di Sindrome di Down cresce in modo proporzionale all’età della madre.
«Diventa quindi essenziale ricorrere alla consulenza genetica e ai test prenatali mirati», sottolinea Marco Grassi. «Questi strumenti permettono di individuare precocemente eventuali anomalie cromosomiche e di monitorare la gravidanza con maggiore sicurezza».
Procreazione medicalmente assistita e preservazione della fertilitÃ
Con l’avanzare dell’età materna, le tecniche di procreazione medicalmente assistita rappresentano un supporto sempre più rilevante. Fecondazione in vitro e inseminazione intrauterina consentono di aumentare le probabilità di gravidanza, soprattutto dopo i 40 anni. Allo stesso tempo, il congelamento degli ovociti costituisce una strategia preventiva efficace per preservare la fertilità e migliorare le possibilità future di successo.
Prevenzione, consapevolezza e corretta informazione
La conoscenza dei cambiamenti legati all’età è un elemento centrale nella pianificazione riproduttiva. Uno stile di vita sano, un’alimentazione equilibrata, il controllo del peso, l’attività fisica regolare e l’eliminazione di fumo, alcol e droghe contribuiscono a tutelare la fertilità .
«La maternità dopo i 35 anni è oggi una realtà consolidata», conclude Marco Grassi. «Nonostante i rischi maggiori rispetto a una gravidanza in giovane età , le tecnologie mediche, la consulenza specialistica e una presa in carico attenta permettono alle donne di compiere scelte consapevoli e di aumentare le probabilità di un esito positivo per madre e bambino».
A cura di Nora Taylor
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