Nel panorama dell’impegno civile e del sostegno alla maternità fragile in Italia, brilla l’esempio straordinario di Flora Gualdani. La storica ostetrica aretina si è spenta il 16 agosto 2026 all’età di 88 anni dopo una vita interamente spesa per la tutela della vita nascente. Grazie alla fondazione di Casa Betlemme, un approdo sicuro per ragazze madri e donne sole, Flora Gualdani ha accompagnato alla luce oltre cinquemila bambini.
Dalle radici contadine alla vocazione di Casa Betlemme
Nata nel 1938 a Indicatore, frazione di Arezzo dove ha dimorato per tutta la sua esistenza, Flora Gualdani ha appreso dalla famiglia contadina i valori del lavoro umile, del sacrificio e della fede profonda. Negli anni Cinquanta ha intrapreso gli studi sanitari, conseguendo il diploma di ostetrica e puericultrice. Nel 1955 ha fatto nascere la sua prima bambina a Firenze, avviando un percorso professionale durato circa quattro decenni all’interno della sanità pubblica della Toscana. Da consacrata laica, ha vissuto il proprio lavoro in corsia come un autentico ministero al servizio delle partorienti più vulnerabili.
Nell’agosto del 1964, durante un pellegrinaggio in Terra Santa, mentre pregava nella Grotta della Natività a Betlemme, ha maturato una precisa intuizione spirituale: difendere i nascituri e accompagnare le madri in difficoltà avrebbero rappresentato il fulcro della sua missione. Rientrata in ospedale, ha subito soccorso una gestante affetta da tumore che rifiutava l’aborto terapeutico. Per permettere alla donna di sottoporsi alle cure oncologiche senza abbandonare la figlia appena nata, Flora ha accolto la neonata nella propria casa a Indicatore.
Negli anni Settanta, di fronte al continuo aumento delle richieste d’aiuto, Flora Gualdani ha impiegato l’intera eredità paterna per acquistare terreni e costruire moduli abitativi indipendenti. Ha così dato vita a Casa Betlemme, realtà che amava definire un «ospedale da campo» per curare le ferite dell’abbandono. Strutturata come fraternità laica e retta dal volontariato, l’opera ha collaborato strettamente con servizi sociali, reparti ospedalieri e il Tribunale per i Minorenni, offrendo alle ospiti percorsi di autonomia e riscatto umano.
Rigore scientifico, procreazione responsabile e missioni
Convinta della necessità di unire carità e competenza scientifica, a partire dagli anni Ottanta Flora Gualdani ha perfezionato la propria formazione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma. Ha dialogato con luminari della scienza e della bioetica come il genetista Jérôme Lejeune, padre Angelo Serra, la psichiatra Wanda Półtawska, la dottoressa Anna Cappella, i coniugi John ed Evelyn Billings, oltre ai monsignori Carlo Caffarra ed Elio Sgreccia.
Forte di queste competenze, ha divulgato con passione la procreazione responsabile e i metodi naturali attraverso innumerevoli incontri in tutta Italia. La sua opera di soccorso ha varcato anche i confini nazionali: come ostetrica volontaria ha prestato servizio nei campi profughi e nei teatri di crisi in India, in Cambogia e in Bosnia durante la guerra, assistendo madri e neonati privi di cure mediche.
Riconoscimenti pubblici e testamento spirituale
Per la sua costante dedizione, la società civile ha tributato a Flora Gualdani prestigiosi riconoscimenti, quali il Premio della Bontà dei Lions Club nel 1983, la Chimera d’Oro nel 1994 e il Premio letterario Santa Gianna Beretta Molla nel 2013.
Al momento della sua scomparsa, la comunità locale e la Chiesa toscana si sono strette in un commosso cordoglio. Nella cattedrale dei Santi Pietro e Donato ad Arezzo, il vescovo Andrea Migliavacca e il cardinale Gualtiero Bassetti hanno presieduto le esequie davanti a generazioni di famiglie e madri riconoscenti. Flora ha compiuto il suo ultimo viaggio terreno indossando il camice bianco da ostetrica, da lei descritto come «l’unico vero abito della sua vita», insieme a una sciarpa rossa in ricordo del sangue innocente che ha custodito, alla corona del Rosario e alla regola di Casa Betlemme. Il suo patrimonio morale continua a vivere nelle oltre cinquemila vite sottratte all’emarginazione.
A cura della redazione
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