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Perché troppe donne rinunciano al sogno della cabina di volo?

Riconoscere le barriere invisibili e rivendicare il proprio spazio: la sfida per rendere la parità un traguardo concreto anche ad alta quota

by Viola Bianchi
Vueling Giornata dei Sogni ph press

“Se puoi sognarlo, puoi farlo”. Questa celebre esortazione ispira costantemente le nuove generazioni, eppure il cammino per tramutare i desideri d’infanzia in percorsi professionali stabili incontra spesso condizionamenti sociali, modelli culturali e disuguaglianze di percezione. In occasione della Giornata Mondiale dei Sogni del 25 settembre, la compagnia aerea Vueling (gruppo IAG) ha analizzato la tematica attraverso un’indagine condotta su un campione di 1.000 giovani italiani tra i 16 e i 20 anni. Lo studio esplora le trasformazioni delle vocazioni durante la crescita e quanto il genere influenzi tuttora le opportunità professionali future.

Dalle fantasie d’infanzia alla realtà: le aspirazioni dei giovani

Lontano da facili supposizioni, il legame con i desideri dei primi anni conserva una solida vitalità: più di un intervistato su due (55%) dichiara la ferma intenzione di concretizzare il proprio traguardo d’infanzia, con una distribuzione omogenea tra ragazze e ragazzi.

L’orizzonte delle prime ambizioni delinea una mappa eterogenea: in cima spicca il settore del calcio (11,5%), che riflette però una polarizzazione quasi esclusiva al maschile (97,5% tra i ragazzi), a cui seguono l’interesse per la professione medica (7,2%) e per l’insegnamento (5%). Arricchiscono il quadro le carriere artistiche (tra creativi, cantanti e registi), le discipline scientifiche (dalla biologia fino all’astronomia) e i nuovi traguardi del digitale, dove risalta la figura dell’influencer.

La cabina di pilotaggio: grande fascino e barriere per le ragazze

In questo scenario, il sogno di diventare pilota d’aereo occupava i pensieri del 4,3% del campione durante l’infanzia, con una rappresentanza femminile ferma al 16%. Spostando lo sguardo oltre i primi anni di vita, l’attrattiva del volo si rivela assai più estesa: quattro giovani su dieci dichiarano di aver valutato almeno una volta l’opportunità di intraprendere questa carriera.

L’interesse tocca da vicino anche le adolescenti: circa una ragazza su tre ha preso in esame la rotta verso la cabina di comando. Questo dato stride nettamente con la realtà operativa, dove a livello globale appena il 5% dei piloti commerciali appartiene al genere femminile.

Tra le giovani che hanno poi accantonato questa prospettiva, il 19,2% indica quale deterrente principale la sfiducia nelle proprie capacità o il timore di inseguire un obiettivo inarrivabile. Esercitano un peso rilevante anche la forte selettività e la considerevole durata dei percorsi di addestramento, insieme alla consapevolezza di misurarsi con un ambiente in cui prevale tuttora una netta presenza maschile.

L’effetto del Dream Gap e la sfida delle pari opportunità

Le divergenze nei percorsi professionali rivelano la precoce influenza di condizionamenti e ruoli tradizionali. Le giovani indicano mestieri come veterinaria e insegnante quasi in via esclusiva (80% per entrambi gli ambiti), quota che sale al 92,7% per la danza. Al contrario, gli ambiti che la società associa storicamente agli uomini accolgono a fatica le aspirazioni femminili: nel calcio la presenza delle bambine scende al 2,5%, mentre nei cockpit si ferma al già citato 16%.

Gli analisti definiscono questo meccanismo con l’espressione Dream Gap: un processo invisibile che spinge le bambine, fin dai primi anni, a considerarsi meno idonee o meno legittimate a raggiungere determinati traguardi lavorativi.

La fiducia nel futuro, tuttavia, non vacilla: l’86% dei ventenni ripone piena sicurezza nella realizzazione dei propri progetti di vita, a fronte di un 14% di giovani scettici che affrontano svantaggi economici o contesti culturali di partenza poco favorevoli.

Il confronto sulle pari opportunità mostra invece divisioni profonde. Se il 63% dell’intero campione reputa paritetiche le condizioni di partenza tra uomini e donne, la visione diverge considerevolmente tra maschi (68%) e femmine (57%). Quasi una giovane su quattro (23%) denuncia con chiarezza una condizione di svantaggio rispetto ai coetanei maschi, quota che tra questi ultimi scende al 13%.

A frenare l’avanzata femminile persistono fattori strutturali ben precisi: una mentalità che privilegia la presenza degli uomini in specifici settori, le complessità nel conciliare impegni privati e avanzamento di carriera, il divario negli stipendi e l’esigenza diffusa di dover garantire un rendimento costantemente superiore per strappare pari riconoscimenti.

L’indagine mette in luce una gioventù reattiva e motivata, ricordando però quanto l’ambiente sociale, i modelli di riferimento e l’accesso reale alla formazione determinino la trasformazione di un’idea in una professione concreta. La ricorrenza del 25 settembre richiama così le istituzioni e le imprese a una responsabilità precisa: abbattere gli stereotipi di genere fin dalla scuola primaria, assicurando a ciascun giovane gli strumenti idonei per decollare verso i propri obiettivi senza percorsi preclusi.

A cura della redazione

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