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Perdita di capelli in autunno, cosa rivela la scienza

Uno studio condotto a Zurigo su 823 donne nell’arco di sei anni ha individuato variazioni stagionali nel ciclo pilifero: la percentuale di capelli in fase di riposo raggiunge il massimo in estate, un andamento che può contribuire a spiegare la perdita più evidente nei mesi autunnali

by Nora Taylor
caduta capelli autunno ph ai

Con l’arrivo dell’autunno, molte persone notano una maggiore quantità di capelli sulla spazzola, sul cuscino o durante la doccia. Il fenomeno può suscitare preoccupazione, soprattutto quando la perdita aumenta nel giro di poche settimane. La ricerca dermatologica suggerisce, tuttavia, che le variazioni stagionali possano influenzare il normale ciclo di crescita dei capelli. Un’indagine condotta presso l’Ospedale universitario di Zurigo, in Svizzera, ha esaminato questo fenomeno per sei anni, individuando una relazione tra il periodo dell’anno e le diverse fasi attraversate dai follicoli piliferi.

Lo studio è apparso nel 2009 sulla rivista scientifica Dermatology e porta la firma di Michael Kunz, Burkhardt Seifert e Ralph M. Trüeb. I ricercatori hanno esaminato i dati di 823 donne che segnalavano una perdita di capelli, concentrandosi sulle variazioni del ciclo pilifero nelle diverse stagioni. I risultati hanno evidenziato un andamento ricorrente nella percentuale di capelli che raggiungono la fase di riposo. L’indagine offre elementi a sostegno dell’esistenza di una componente stagionale, ma occorre distinguere un aspetto fondamentale: gli studiosi hanno analizzato soprattutto la distribuzione delle fasi del ciclo pilifero, senza misurare direttamente il numero di capelli persi ogni giorno dall’intera popolazione.

Il picco estivo anticipa la caduta autunnale

Il dato centrale riguarda la fase telogen, durante la quale il capello interrompe la crescita attiva e si prepara a cadere. Secondo i risultati della ricerca, la percentuale di capelli in fase telogen raggiunge il livello massimo durante l’estate, soprattutto a luglio. Questo andamento può contribuire a spiegare perché molte persone notino una perdita più evidente tra settembre e novembre. Il ciclo pilifero segue infatti tempi biologici che non coincidono necessariamente con il momento in cui compare il sintomo: i cambiamenti iniziati durante l’estate possono manifestarsi attraverso una caduta più visibile nelle settimane successive.

Gli studiosi hanno rilevato anche un secondo aumento dei capelli in fase telogen durante la primavera, sebbene meno marcato rispetto al picco estivo. Il valore minimo compare invece alla fine dell’inverno, in particolare all’inizio di febbraio. Questa distribuzione suggerisce che il ciclo dei capelli possa seguire una periodicità annuale. I ricercatori, tuttavia, non hanno individuato una causa definitiva del fenomeno. La durata dell’esposizione alla luce naturale e altri fattori biologici rappresentano possibili elementi da approfondire, ma non consentono di attribuire con certezza la caduta stagionale a un unico meccanismo.

Le fasi che regolano la crescita dei capelli

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Per comprendere il fenomeno bisogna conoscere le tre principali fasi del ciclo pilifero: anagen, catagen e telogen. Durante l’anagen, il follicolo produce attivamente il capello e ne favorisce l’allungamento. Questa fase può durare diversi anni. La catagen rappresenta invece un breve periodo di transizione, durante il quale l’attività del follicolo rallenta. Infine, la telogen costituisce la fase di riposo che precede la caduta e il successivo ricambio.

Perdere quotidianamente una certa quantità di capelli rientra nella normale fisiologia. I follicoli attraversano le diverse fasi in momenti differenti, consentendo alla chioma di mantenere una copertura relativamente uniforme. Quando una percentuale più elevata di capelli entra nella fase telogen nello stesso periodo, la perdita può diventare più evidente. Un aumento temporaneo non indica necessariamente una patologia o un danno permanente, ma richiede attenzione quando la caduta assume un’intensità insolita o continua per un periodo prolungato.

I risultati dello studio e i limiti della ricerca

Per analizzare il ciclo dei capelli, gli studiosi hanno utilizzato il tricogramma, un esame che permette di valutare le radici e distinguere i diversi stadi di crescita. Il confronto tra i dati raccolti durante le varie stagioni ha evidenziato un andamento ricorrente, caratterizzato da un picco estivo e da un secondo aumento primaverile meno pronunciato. La durata dell’indagine rappresenta un elemento utile per individuare questa periodicità, ma non elimina i limiti legati alle caratteristiche del campione esaminato.

Le partecipanti erano infatti donne che avevano segnalato problemi di perdita dei capelli e si erano rivolte a un servizio dermatologico. I risultati, quindi, non dimostrano che tutte le persone, indipendentemente dall’età, dal sesso e dalle condizioni del cuoio capelluto, seguano necessariamente lo stesso andamento. Inoltre, la ricerca ha individuato una relazione tra stagioni e ciclo pilifero, senza chiarire definitivamente quali fattori determinino queste variazioni. La stagionalità può contribuire a spiegare l’aumento della caduta in autunno, ma non rappresenta l’unica causa possibile della perdita di capelli.

Quando rivolgersi a un dermatologo

Un aumento temporaneo della caduta durante l’autunno può accompagnare il normale ricambio dei capelli, soprattutto se la situazione migliora progressivamente e la chioma conserva la propria densità. È invece opportuno consultare un dermatologo quando la perdita diventa particolarmente intensa, persiste a lungo oppure si accompagna a un diradamento evidente, alla comparsa di chiazze prive di capelli, a prurito persistente o ad altre alterazioni del cuoio capelluto.

Le cause della perdita possono comprendere carenze nutrizionali, alterazioni della funzione tiroidea, cambiamenti ormonali, stress fisico o psicologico, alcune patologie e predisposizione genetica. Anche determinati farmaci possono modificare il ciclo pilifero. Una valutazione specialistica permette di individuare le possibili cause e di stabilire se siano necessari esami specifici, evitando di assumere autonomamente integratori o trattamenti che potrebbero risultare inutili.

La ricerca svizzera contribuisce a spiegare un fenomeno frequente durante il cambio di stagione. La maggiore caduta autunnale può riflettere cambiamenti del ciclo pilifero iniziati nei mesi precedenti, ma non ogni episodio deve essere attribuito automaticamente alla stagionalità. Osservare l’evoluzione della perdita e rivolgersi a uno specialista quando il fenomeno persiste o presenta caratteristiche insolite permette di affrontare il problema con maggiore consapevolezza.

A cura di Nora Taylor
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