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Richieste particolari in tv: se il potere incontra la “fama”

Il caso delle presunte richieste che sta facendo notizia riapre la discussione su un sistema che pare esista da sempre. Qual è il prezzo di un momento di fama?

by Laura Farnesi
richieste particolari in tv se il potere incontra la “fama”

La cronaca recente ha riportato alla ribalta una questione che molti considerano un segreto di Pulcinella: l’esistenza di “dinamiche opache” nel mondo dello spettacolo, dove il confine tra opportunità professionale e richieste personali si fa pericolosamente sottile. Fabrizio Corona, attraverso il suo format web “Falsissimo“, ha accusato Alfonso Signorini di aver creato un sistema basato su favori sessuali in cambio della partecipazione al Grande Fratello. Il conduttore ha reagito denunciando l’ex re dei paparazzi per “revenge porn”, dando il via a un’inchiesta della Procura di Milano che ha portato al sequestro di materiale e all’interrogatorio di Corona.

Al di là delle responsabilità individuali che saranno accertate dalla magistratura, questa vicenda solleva interrogativi che vanno ben oltre i protagonisti del momento. Perché, se vogliamo essere onesti, non stiamo scoprendo nulla di nuovo.

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Una storia che si ripete

Il mondo dello spettacolo ha sempre avuto le sue zone d’ombra. Non si tratta di gossip fine a se stesso, ma di episodi che negli anni sono emersi attraverso testimonianze dirette e dichiarazioni pubbliche. Prendiamo Alain Delon, icona del cinema francese: in diverse interviste rilasciate nel corso della sua carriera, l’attore ha raccontato senza troppi giri di parole delle dinamiche di potere che caratterizzavano il cinema degli anni Cinquanta e Sessanta. In un’intervista al settimanale Paris Match negli anni Novanta, Delon parlò apertamente delle “concessioni” che molti giovani attori, uomini e donne, dovevano fare per ottenere una parte.

Anche in Italia abbiamo avuto testimonianze simili. Raoul Bova, in un’intervista rilasciata a Vanity Fair nel 2018, accennò alle pressioni ricevute all’inizio della carriera, parlando di “richieste imbarazzanti” da parte di persone influenti del settore. Non fece nomi, ma fu chiaro nel descrivere un sistema in cui chi ha potere può approfittarne, e chi cerca visibilità si trova di fronte a scelte difficili.

Il prezzo invisibile della visibilità

Quello che colpisce, al di là dei singoli casi, è la meccanica perversa che si crea. Da una parte ci sono persone che ricoprono posizioni di potere: produttori, registi, conduttori, casting director. Dall’altra, aspiranti concorrenti, attori emergenti, ragazzi e ragazze che vedono nella televisione una possibilità di riscatto, di realizzazione, di futuro economico. In mezzo, un’asimmetria enorme.

Chi si trova in posizione di vantaggio svilisce non solo l’altra persona, ma anche se stesso. Trasforma un ruolo professionale in uno strumento di ricatto emotivo e sessuale. E chi accetta, nella speranza di ottenere quella tanto agognata visibilità? Spesso si perde. Si perde nel senso più profondo del termine: perde dignità, perde la bussola morale, perde la possibilità di costruire qualcosa di autentico.

Tra l’altro, ed è questo il paradosso più amaro, quella visibilità pagata così a caro prezzo raramente si traduce in un vero futuro professionale. Quanti dei concorrenti di reality show che hanno avuto il loro momento di gloria sono riusciti a costruire carriere solide? Quanti, invece, sono stati usati per una stagione e poi dimenticati, portandosi dietro il peso di scelte che non possono più cancellare?

L’illusione del momento

Viviamo in un’epoca in cui la visibilità sembra valere più del talento, più della preparazione, più della dignità personale. I social network hanno amplificato questa percezione: bastano quindici minuti di notorietà per sentirsi arrivati. Ma la realtà è ben diversa. La serenità personale, l’autostima, la capacità di guardarsi allo specchio senza rimpianti: queste cose non si comprano con un posto in un reality o con qualche migliaio di follower in più.

Le dinamiche denunciate da Corona, se confermate, non rappresenterebbero un’eccezione ma la regola in certi ambienti. Il Codacons e l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi hanno presentato un esposto all’Agcom chiedendo di fare chiarezza sui meccanismi di casting dei programmi televisivi, sottolineando l’asimmetria di potere tra selezionatori e aspiranti partecipanti. Un’asimmetria che, in un contesto privo di regole trasparenti e verificabili, può trasformarsi facilmente in abuso.

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Nessuna morale, solo riflessione

Non sono nella posizione di fare la morale a nessuno e neanche lo voglio. Chi scrive ha solo empatia verso la disperazione di chi cerca un’opportunità dopo centinaia di porte chiuse in faccia. Comprende anche la pressione di chi si sente dire “o così o niente” ma non ha diritto di giudicare le scelte altrui.

Spero però di poter dare uno spunto di riflessione, quello sì. Possiamo chiederci che tipo di sistema vogliamo sostenere come spettatori, come pubblico, come società. Possiamo decidere se continuare a guardare programmi costruiti su meccanismi opachi, o se pretendere maggiore trasparenza. Possiamo scegliere se alimentare il culto della visibilità a tutti i costi, o se valorizzare il talento, la preparazione, il percorso.

E soprattutto, possiamo ricordare che dietro ogni storia di presunto abuso ci sono persone reali. Persone che magari hanno ceduto per debolezza, per ingenuità, per disperazione. E che meritano rispetto, non gogna mediatica.

Il caso che ha coinvolto Alfonso Signorini e Fabrizio Corona, qualunque sarà l’esito giudiziario, ci ricorda che certi meccanismi esistono. Esistono da sempre e continueranno ad esistere finché non decideremo, collettivamente, che è ora di cambiarli. Non con la rabbia social del momento, non con lo shitstorm di turno, ma con una riflessione seria su che tipo di industria dello spettacolo e della società vogliamo costruire.

Perché alla fine, il vero prezzo della visibilità (o di qualsiasi altro contesto di vita, andando oltre quello dello showbiz) non si misura in visualizzazioni o in follower. Si misura in dignità perduta, in opportunità sprecate, in vite che avrebbero potuto prendere una strada diversa.

A cura di Laura Farnesi
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