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Ruolo dei nonni: perché con loro la nanna è più facile

Chiara Baiguini spiega il vero ruolo dei nonni oggi: molto più di un aiuto pratico, sono un pilastro emotivo che trasforma anche il rito del sonno

by Laura Farnesi
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Un tempo per crescere un figlio serviva un intero villaggio fatto di vicini, zii e fratelli maggiori. Oggi, tra i ritmi serrati della vita urbana e le porte chiuse dei condomini, di quella comunità allargata sono rimasti quasi unicamente loro. I dati Istat delineano una realtà inequivocabile: circa una famiglia su tre con figli sotto i 15 anni si affida al supporto dei parenti per la gestione quotidiana, e in nove casi su dieci questa presenza insostituibile corrisponde proprio ai nonni. Tra corse all’asilo, pranzi preparati al volo e giornate di convalescenza quando compare la febbre, queste figure rappresentano la colonna portante della cura dell’infanzia in Italia, spesso senza che la società lo riconosca adeguatamente.

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A mettere a fuoco questa dinamica è Chiara Baiguini, Life & Family Coach ed educatrice del sonno gentile, ideatrice dell’approccio C.A.R.E.® che applica i profili sensoriali al riposo infantile. Come evidenzia Baiguini, il sistema sociale tende ancora a trattare i nonni come un bacino inesauribile e gratuito, ignorando profondi mutamenti demografici. Nel nostro Paese si diventa madri per la prima volta a quasi 32 anni, il dato più elevato d’Europa, spostando in avanti anche l’età in cui si diventa nonni. Con l’accesso alla pensione fissato a 67 anni, destinato a salire dal 2027, moltissimi nonni lavorano ancora a tempo pieno o vivono a chilometri di distanza. Altri scelgono legittimamente di dedicare tempo a viaggi e passioni personali. Mentre all’estero, come in Svezia, una riforma del luglio 2024 consente ai genitori di trasferire quote del congedo parentale retribuito ai nonni fino a 45 o 90 giorni per le famiglie monoparentali, in Italia manca ancora una tutela concreta per questo lavoro di cura.

L’intesa affettiva che ridisegna lo sviluppo emotivo

Ridurre questa figura a un semplice supporto organizzativo rischia di far perdere di vista il valore più profondo: la costruzione del legame affettivo. Una ricerca condotta dall’Università di Oxford, guidata dal team di Ann Buchanan su oltre 1.500 adolescenti tra gli 11 e i 16 anni in Inghilterra e Galles, ha dimostrato che un forte coinvolgimento dei nonni riduce i disagi emotivi e incentiva comportamenti prosociali, con un impatto particolarmente benefico nei contesti di separazione genitoriale.

Questo beneficio trova riscontro proprio nei principi dell’approccio C.A.R.E.®. I più piccoli regolano il sistema nervoso sintonizzandosi su quello delle figure adulte di riferimento attraverso la co-regolazione. Più adulti affidabili fanno parte della vita del bambino, maggiore è il senso di stabilità percepito. I nonni, capaci di mettersi in discussione superando vecchi retaggi educativi e offrendo ritmi più distesi e memoria storica, trasmettono al bambino una consapevolezza essenziale: la serenità non deriva dall’ansia di controllo, ma dalla qualità autentica della relazione.

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Chiara Baiguini

Il rito della buonanotte: perché con i nonni ci si addormenta prima

Uno degli scenari più frequenti e spiazzanti per madri e padri riguarda il momento di andare a letto: con i nonni l’addormentamento avviene spesso in pochi istanti, mentre con i genitori si trasforma in una lunga contesa. Baiguini sgombra il campo dai sensi di colpa: chi offre un supporto temporaneo dispone di riserve di calma e pazienza più fresche rispetto a chi è attivo ventiquattro ore su ventiquattro, e un corpo sereno comunica al bambino il via libera per rilassarsi. Inoltre, le resistenze serali con mamma e papà sono paradossalmente il riflesso di una fiducia assoluta, lo spazio protetto in cui il bimbo può sfogare l’intera stanchezza accumulata durante il giorno.

Per rendere questo passaggio sereno anche in loro presenza, Baiguini suggerisce alcune accortezze pratiche senza forzature. Non serve ricalcare punto per punto la routine genitoriale: la presenza autentica e tranquilla permette al bambino di adattarsi a stili diversi. È sufficiente portare con sé pochissimi riferimenti familiari noti, come il fidato pupazzo, il sacco nanna o una melodia riconoscibile.

Risulta prezioso anche conoscere le inclinazioni sensoriali del bambino secondo il metodo C.A.R.E.®: il profilo Ricercatore necessita di movimento prima di rilassarsi, il Percettivo richiede luci soffuse e silenzio, il Distratto va anticipato prima che superi la soglia della stanchezza e l’Evitante ha bisogno di prevedibilità nei passaggi successivi. L’osservazione dei segnali fisici, come lo strofinio degli occhi o lo sguardo perso, deve sempre prevalere sull’orologio, ricordando che saltare i riposini pomeridiani peggiora il sonno notturno poiché il riposo chiama riposo. Infine, la chiave resta fare squadra: eventuali disaccordi educativi vanno chiariti alla luce del sole e lontano dai figli, perché la vera quiete nasce dal percepire una rete di adulti uniti e complici.

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A cura di Laura Farnesi

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