Ogni anno, la ricorrenza del ventinove luglio coincide con la Giornata Mondiale della Tigre, momento in cui la comunità scientifica valuta la salute del più grande felino vivente. Nel corso dell’ultimo secolo, questo imponente predatore, che in passato dominava un territorio sterminato compreso tra la Turchia e l’Oceano Pacifico, ha subito la perdita di oltre il novanta per cento del proprio habitat originario a causa del bracconaggio, della deforestazione e del commercio illecito. Ciononostante, le recenti festività trasmettono un segnale positivo, poiché il progressivo spopolamento si è fermato e la presenza di questi animali ha registrato una ripresa straordinaria in contesti fondamentali.
In questo scenario di recupero spicca il Nepal, divenuto un punto di riferimento primario su scala globale per le strategie di conservazione della biodiversità. Durante lo storico vertice tenutosi a San Pietroburgo nel duemiladieci, denominato Summit sulla Tigre, i tredici paesi che ospitano la specie definirono l’intento comune di raddoppiare la popolazione di felini selvatici entro il duemilaventidue, nell’ambito dell’iniziativa nota come Progetto TX2. In quel periodo, le rilevazioni condotte in Nepal evidenziavano una presenza limitata a soli centoventuno individui, una quantità pericolosamente vicina alla scomparsa della specie.
La risposta delle autorità nepalesi, sviluppata in stretta cooperazione con il WWF, la ZSL, il National Trust for Nature Conservation e le popolazioni locali, si è rivelata vincente. Grazie a piani d’azione dettagliati e alla tutela continua delle aree boschive del Terai, il numero degli esemplari è aumentato a centonovantotto nel duemilatredici, arrivando a duecentotrentacinque nel duemiladiciotto e toccando quota trecentocinquantacinque nel monitoraggio ufficiale del duemilaventidue. I dati più recenti mostrano una crescita costante verso i quattrocento individui, a conferma di un incremento superiore al duecento per cento rispetto ai livelli di partenza.
Metodologie scientifiche e il coinvolgimento delle popolazioni locali
Il successo registrato in Nepal deriva da una rigorosa impostazione scientifica combinata con una gestione partecipata del territorio. Le attività di censimento nazionale vengono effettuate ripartendo le riserve e i corridoi ecologici in griglie quadrate di due chilometri per lato. All’interno di ogni riquadro vengono collocate coppie di fototrappole per riprendere entrambi i lati dell’animale. Poiché il disegno delle striature sul mantello della tigre è unico per ogni esemplare, proprio come le impronte digitali per gli esseri umani, gli esperti sono in grado di censire con precisione chirurgica ogni individuo presente nei territori di Chitwan-Parsa, Banke-Bardia e Shuklaphanta-Laljhadi.
Tuttavia, l’impiego delle tecnologie non avrebbe prodotto tali risultati senza una presenza capillare sul campo. Oltre duecentocinquanta tra tecnici ed ecologi, affiancati da centinaia di volontari locali, operano in sinergia con l’Esercito Nepalese e le guardie forestali. Le pattuglie di sorveglianza comunitarie sono riuscite ad azzerare per lunghi intervalli la caccia abusiva di specie fondamentali come il rinoceronte indiano e la tigre. Inoltre, l’istituzione di zone cuscinetto attorno alle riserve naturali e il reimpiego dei proventi del turismo ecologico nelle opere pubbliche locali hanno trasformato le comunità indigene da possibili avversarie a protettrici attive della fauna selvatica.
Scenario internazionale e le nuove sfide per la convivenza
A livello globale, la popolazione di tigri allo stato selvatico raggiunge attualmente circa cinquemilatrecento individui, evidenziando una ripresa rispetto al minimo storico di tremiladuecento esemplari registrato nel duemiladieci. L’India rappresenta la roccaforte principale della specie ospitando oltre tremilaseicento felini, mentre nazioni come il Bhutan, la Thailandia e la Russia mostrano dinamiche stabili o in crescita. Contestualmente, progetti innovativi stanno programmando la reintroduzione del predatore in aree dell’Asia centrale quali il Kazakistan, territorio da cui la specie era scomparsa da circa settanta anni.
Nonostante gli indiscutibili traguardi, l’aumento della popolazione di felini genera nuove e complesse problematiche gestionali. Le valutazioni ecologiche indicano che la capacità ricettiva del territorio nepalese si attesta attorno ai quattrocento individui. Raggiunto questo livello di saturazione, la rivalità territoriale tra maschi adulti spinge gli esemplari più giovani o più anziani verso i confini delle riserve e le zone antropizzate. Tale dinamica accresce inevitabilmente la frequenza dei conflitti tra la popolazione umana e la fauna selvatica, determinando attacchi al bestiame domestico e incontri rischiosi con gli abitanti impegnati nella raccolta di legna o foraggio nelle foreste. Per salvaguardare i risultati raggiunti, le istituzioni e le associazioni ambientaliste stanno predisponendo fondi per il rimborso rapido dei danni al bestiame, incentivando fonti energetiche alternative al legname e realizzando infrastrutture sostenibili come i sovrappassi ecologici lungo le principali arterie stradali. Salvare la tigre significa tutelare l’intero ecosistema forestale di cui costituisce il vertice e il garante, a dimostrazione che con la volontà politica e la cooperazione umana la biodiversità può tornare a prosperare.
A cura della redazione
Leggi anche: Un nuovo inizio per Manuela Arcuri e Giovanni?