Home AttualitàCinzia la pastora: “Il tumore, il ritorno a Zeri e la lotta ai lupi”

Cinzia la pastora: “Il tumore, il ritorno a Zeri e la lotta ai lupi”

La straordinaria vicenda di Cinzia Angiolini, tra una vita trasformata dalle avversità e una lotta quotidiana per difendere ciò che ama di più

by Viola Bianchi
Cinzia la pastora ph Facebook

Nelle impervie vallate di Zeri, nell’alta Lunigiana, gli abitanti scandiscono la vita seguendo i ritmi secolari della transumanza e della montagna. In questo territorio, dove l’Appennino toscano incrocia i confini di Liguria ed Emilia, la pastorizia rappresenta un vero atto d’amore e una quotidiana forma di resistenza. Cinzia Angiolini, cinquantaseienne nata nel 1970, incarna un simbolo della pastorizia eroica e custodisce la Zerasca, preziosissima specie ovina autoctona a forte rischio di estinzione. La sua vicenda personale racconta una profonda metamorfosi interiore e lancia al contempo una forte denuncia verso la solitudine dei paesi montani e la complessa convivenza con i predatori selvatici.

Dalla vocazione artistica al ritorno alla terra

All’età di quattordici anni Cinzia Angiolini scelse di lasciare le proprie valli per trasferirsi a Carrara, dove frequentò il liceo artistico. La sua passione per il disegno e la vocazione per il restauro delineavano un futuro consacrato all’arte. Tuttavia, un carcinoma colpì improvvisamente la sua vita, cambiando ogni prospettiva. Le terapie oncologiche e la gravità della malattia impedirono alla giovane di proseguire l’uso dei solventi chimici necessari nelle opere di restauro, spingendola a ricominciare da capo.

Nel momento di maggior sconforto, la risposta arrivò dal ritorno al paese natale e dal contatto con la natura. Cinzia riscoprì l’amore viscerale per le pecore, una passione ereditata dal padre. Vent’anni fa l’allevatrice prese saldamente in mano la gestione dell’azienda agricola familiare insieme al compagno e alla nipote, affiancando all’allevamento un laboratorio del gusto per promuovere le eccellenze locali. L’allevatrice racconta: «Il contatto quotidiano con gli animali e la responsabilità di proteggere la pecora Zerasca mi hanno donato la forza mentale e fisica per superare la malattia».

Condurre un gregge a Zeri cancella ogni fissa routine quotidiana. Il lavoro si adatta costantemente al ciclo delle stagioni e alle necessità degli animali: dai periodi dei parti che richiedono interminabili notti di veglia, fino alle gelide emergenze invernali, quando gli allevatori accolgono gli agnelli più fragili dentro casa.

Lo scontro con i lupi e la difesa del patrimonio ovino

L’impegno di Cinzia Angiolini sostiene l’intera economia della Lunigiana. La razza Zerasca, celebre per le sue carni prelibate, subisce da tempo un drammatico calo numerico: se in passato la valle contava oltre seimila esemplari, oggi ne restano meno di mille. Il lavoro dei pochissimi pastori ancora attivi mantiene viva l’attrattività turistica e gastronomica della zona, garantendo inoltre la salvaguardia dell’ambiente montano.

Purtroppo, i pericoli minacciano quotidianamente la vita del pastore. All’inizio di agosto del 2026, mentre conduceva gli animali verso i pascoli montani nelle località di Bocci e Scalucchia, Cinzia visse attimi di vero terrore. La sera precedente tre agnelle mancavano all’appello e nei giorni antecedenti altri cinque capi erano scomparsi, spingendo la donna a sorvegliare da vicino il pascolo.

In pieno giorno, due lupi — uno dal mantello scuro e l’altro grigio-rossastro — balzarono fuori dalla fitta vegetazione e assalirono le pecore a poca distanza dalla pastora. Senza esitare, Cinzia affrontò direttamente i predatori colpendoli con un bastone di legno e scagliando pietre. Uno dei lupi abbandonò la preda e avanzò minaccioso verso di lei. Durante la concitata zuffa, la donna scivolò a terra rimediando lesioni alla spalla, al braccio e alla schiena.

L’intervento tempestivo di quattro cani di razza pastore maremmano salvò la vita della pastora e mise in fuga i lupi nella macchia. Cinzia ricevette le cure del pronto soccorso, mentre il veterinario dovette medicare d’urgenza un’agnella ferita gravemente.

Un’economia al collasso e la voce delle zone interne

Questo drammatico episodio evidenzia le immense difficoltà delle imprese agricole locali. Negli ultimi anni la frequente presenza dei selvatici vicino all’abitato di Pania ha costretto l’allevatrice a dimezzare il numero dei propri animali, scesi da duecento a un centinaio. Impossibilitati a praticare il pascolo aperto, i pastori mantengono il gregge nelle stalle anche d’estate, affrontando spese enormi per il foraggio e fronteggiando pesanti siccità.

A queste spese si somma l’ingente costo per la gestione dei cani da guardia; l’azienda di Cinzia impiega infatti quattordici esemplari per proteggere stalle e pascoli. Tramite le parole di Coldiretti Toscana, l’allevatrice denuncia il forte isolamento vissuto da chi lavora in montagna, evidenziando il disinteresse generale delle istituzioni che abbandonano oltre l’ottanta per cento dei territori interni.

Nonostante le lesioni fisiche e le enormi difficoltà quotidiane, Cinzia Angiolini dimostra la ferma volontà di non abbandonare la propria terra. La tutela delle radici familiari e la salvaguardia della pecora Zerasca superano qualunque timore, trasformando la sua storia in uno straordinario esempio di dignità.

A cura della redazione

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