Home LifestyleDesignThrift flipping e design: la rinascita dell’arredo usato

Thrift flipping e design: la rinascita dell’arredo usato

Fuga dalla standardizzazione di massa: ecco come la cultura del recupero e la passione per il modernariato stanno ridefinendo gli spazi domestici

by Viola Bianchi
Vintage ph Pexels

Oltre sei italiani su dieci scelgono ormai stabilmente gli oggetti di seconda mano. Questa tendenza supera la semplice nostalgia: intreccia record economici, coscienza ecologica e il forte desiderio di sottrarsi alla produzione seriale. Il noto antiquario e volto televisivo Stefano D’Onghia racconta la rivoluzione del recupero creativo e svela i suoi consigli più efficaci per scovare l’arredo ideale.

In una quotidianità in cui dominano algoritmi rapidi, immagini effimere e consegne in sole ventiquattr’ore, i consumatori rischiano spesso di consumare i beni materiali prima ancora di apprezzarli davvero. In controtendenza rispetto a questa frenesia digitale, emerge però una nuova consapevolezza: la società contemporanea abbandona la logica dell’usa-e-getta per riabbracciare il fascino degli arredi che hanno già una propria storia. Mobili vissuti o segnati dal tempo non imboccano più la strada della discarica, ma inaugurano una vera epoca d’oro entrando nelle case come protagonisti inediti.

I numeri straordinari di un mercato globale in costante ascesa

I riscontri economici certificano la forza del settore ed escludono che si tratti di una moda passeggera. Un’indagine internazionale condotta da Straits Research stima che il mercato mondiale dell’arredamento second hand raggiungerà entro la fine del 2026 un valore di 50,06 miliardi di dollari, mantenendo una crescita media del 4,83% ogni anno fino al 2034.

In questo panorama, l’Italia riveste un ruolo di primaria importanza. L’ultimo osservatorio sulla Second Hand Economy, curato da Ipsos Doxa per Subito.it, rivela che ben 28,2 milioni di cittadini scelgono l’usato. Il 65% della popolazione dichiara di praticare regolarmente la compravendita di seconda mano e, nel corso del solo 2025, più di sei connazionali su dieci hanno comprato o venduto beni usati, consolidando questa consuetudine come un modello virtuoso di spesa consapevole.

La Gen Z contro l’omologazione: la memoria storica incontra il design

Stefano D'Onghia, Il Dongi ph Press

Stefano D’Onghia, Il Dongi ph Press

Se in passato il collezionismo d’epoca interessava un gruppo circoscritto di restauratori ed esperti, oggi il modernariato affascina un pubblico trasversale. A guidare questo rinnovato interesse sono in prima linea i giovani della Gen Z, decisi a caratterizzare i propri spazi allontanandosi dall’omologazione del mobilio di massa.

A sintetizzare questa transizione culturale è proprio Stefano D’Onghia — conosciuto dal pubblico e sui social media come il Dongi, esperto del settore seguito da oltre 105 mila follower su Instagram:

«Oggi il vintage e il modernariato stanno attirando sempre più persone di ogni età in Italia. Il loro successo crescente nasce da un cambiamento profondo nel modo in cui le persone guardano agli oggetti e agli spazi che abitano. Anche tra i giovani, infatti, vi è il desiderio di allontanarsi dall’omologazione e costruire ambienti più personali e autentici, dove ogni elemento abbia un’identità e una storia da raccontare. Un mobile vintage non è solo un complemento d’arredo, ma un oggetto con una memoria, spesso realizzato con materiali e lavorazioni oggi di difficile reperimento. A ciò va aggiunta anche una nuova sensibilità nei confronti del consumo consapevole: dedicarsi al thrift flipping (o restauro creativo), infatti, sta diventando un gesto culturale più ancora che una scelta sostenibile. Allungare la vita degli oggetti è ciò che permetterà, alla lunga, di salvare il mondo».

Lungo l’intera penisola fioriscono mercati specializzati, rassegne ed esposizioni che celebrano l’unicità del pezzo d’autore e del design storico.

I cinque consigli del Dongi per trovare il pezzo vintage perfetto

Avvicinarsi a bancarelle, botteghe o portali online richiede curiosità, attenzione ai dettagli e un pizzico di audacia. Stefano D’Onghia sintetizza il suo metodo in cinque regole d’oro:

1. Seguire l’istinto e dedicare il giusto tempo alla ricerca: La singolarità del pezzo rappresenta la vera forza del vintage. Scovare un elemento autentico richiede pazienza: occorre guardare con calma e lasciare che l’intuito guidi ogni decisione.

2. Esaminare dettagli costruttivi e qualità dei materiali: Mai fermarsi alla prima impressione. Conviene analizzare la composizione, la lavorazione artigianale, le cerniere, gli incastri ed eventuali marchi di fabbrica, prove tangibili del valore reale dell’arredo.

3. Esercitare lo sguardo e l’immaginazione: Un mobile d’epoca non deve per forza rimanere legato al suo contesto originale. La vera sfida consiste nell’inserire forme del passato all’interno di un ambiente contemporaneo, creando un contrasto visivo raffinato ed equilibrato.

4. Indagare l’origine e la storia dell’arredo: Ricostruire chi ha creato l’oggetto, il luogo di manifattura e il periodo storico arricchisce il valore del complemento d’arredo, regalando all’abitazione un profilo denso di fascino e identità.

5. Valorizzare l’emozione con il restauro creativo: Acquistare mobili del passato coniuga stile e cuore. Attraverso il thrift flipping, chiunque può trasformare un arredo dimenticato in un pezzo personalizzato: un’opportunità accessibile che unisce ingegno manuale, convenienza economica e creatività.

A cura della redazione

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