Home AttualitàSalerno: è incinta, ma l’Asl fissa l’ecografia dopo il parto

Salerno: è incinta, ma l’Asl fissa l’ecografia dopo il parto

La prescrizione ginecologica prevedeva il controllo tra la 19ª e la 21ª settimana, ma il sistema sanitario campano colloca la visita settimane dopo la nascita del bambino

by Viola Bianchi
Ecografia ph Pexels

Un incredibile intoppo burocratico trasforma un controllo di routine della gravidanza nello specchio delle gravi inefficienze che colpiscono la sanità pubblica. A Salerno, una docente di trentatré anni, incinta del suo primo bimbo e ormai giunta al sesto mese di gestazione, ha ricevuto dall’Azienda Sanitaria Locale una prenotazione per l’ecografia morfologica fissata a gennaio del 2027. Il calendario della struttura sanitaria colloca l’accertamento quando il piccolo avrà già compiuto diverse settimane di vita.

I tempi della biologia contro le tempistiche del sistema sanitario

La futura mamma ha seguito con puntualità il piano dei controlli prenatali e ha contattato il CUP per fissare l’accertamento che il suo specialista le aveva prescritto. Durante i nove mesi di attesa, l’ecografia morfologica riveste un ruolo cruciale: i medici la eseguono solitamente tra la diciannovesima e la ventunesima settimana per studiare nel dettaglio l’anatomia degli organi fetali ed escludere malformazioni.

Rimandare questa indagine diagnostica vanifica qualsiasi utilità clinica, poiché l’esame richiede precise finestre biologiche di sviluppo fetale. Fissare la visita a diversi mesi dal parto azzera il valore preventivo dell’indagine medica e calpesta i protocolli ostetrici.

L’errore del CUP e la scelta obbligata della clinica privata

Davanti all’impossibilità di ottenere un appuntamento utile attraverso i canali ordinari, la donna non ha taciuto e ha chiesto supporto all’Associazione Italia, organizzazione che tutela i cittadini e che ha reso pubblica la vicenda.

Francesco Marino, a nome dell’ente, ha chiarito l’accaduto: «Con ogni probabilità l’operatore allo sportello ha commesso una grave svista durante la digitazione dei dati al terminale, trattando l’impegnativa come una comune ecografia addominale e ignorando sia la gravidanza avanzata sia il codice di priorità temporale». La totale mancanza di verifiche informatiche preventive mette a nudo la fragilità dei sistemi operativi incaricati di gestire le liste d’attesa.

Per salvaguardare la salute del nascituro, la futura madre ha dovuto effettuare l’esame presso una struttura privata a pagamento, sborsando personalmente la cifra necessaria per non oltrepassare la finestra utile.

La battaglia per il rimborso e l’emergenza sanitaria nazionale

La vicenda non termina tuttavia negli ambulatori privati. Con l’assistenza legale dell’Associazione Italia, la gestante presenterà formale reclamo all’Asl di Salerno per pretendere il rimborso integrale delle somme anticipate. L’ordinamento italiano, tramite il Decreto Legislativo numero 124 del 1998 e i piani nazionali di gestione delle liste d’attesa, autorizza il paziente a eseguire gli esami privatamente o in regime intramurario, addebitando la spesa all’azienda sanitaria pubblica inadempiente qualora questa superi i tempi massimi garantiti.

L’episodio salernitano riflette una crisi strutturale profonda che attraversa l’intera penisola e compromette i diritti fondamentali dei pazienti. I disservizi tradiscono quotidianamente i Livelli Essenziali di Assistenza, costringendo le persone a difendersi con mezzi propri. Francesco Marino ha infatti ricordato: «Riceviamo continue segnalazioni allarmanti da ogni angolo del Paese».

Tra le vicende più eclatanti spicca quella dell’Asl di Roma, dove un anziano di novantaquattro anni ha dovuto attendere nove mesi per una visita oculistica specialistica. Quando la burocrazia colpisce la maternità, le famiglie pagano un prezzo ingiusto per ottenere tutele sanitarie che lo Stato deve assicurare a ciascun cittadino.

A cura della redazione

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