Home Donna NewsVivian Wilson: attacco a Musk e all’IA nello spot Desigual

Vivian Wilson: attacco a Musk e all’IA nello spot Desigual

Tra umorismo cinico e ribellione giovanile, il brand catalano firma una collaborazione che unisce cronaca familiare, dibattito sull'intelligenza artificiale e prêt-à-porter d'autore

by Viola Bianchi
Vivian Jenna Wilson ph IG

Nel panorama ipertecnologico della Silicon Valley, l’automa incarna la promessa assoluta dell’ordine: un servitore instancabile capace di svolgere compiti complessi senza mai esitare o fallire. Con la campagna Autunno/Inverno 2026 dal titolo Born to Disobey, Desigual smonta pezzo per pezzo questa mitologia e la trasforma in una satira tagliente. Al centro della scena spicca Vivian Jenna Wilson, la ventiduenne figlia di Elon Musk. Accanto a lei si muove DESI 84, un automa che ricalca da vicino le sembianze di Tesla Optimus. Questo scontro visivo dà vita a un manifesto culturale che unisce emancipazione personale e ribellione generazionale.

Lo scontro sul set: la messa in scena del cortocircuito

Il trio di registi PSG (Yukihiro Shoda, Pau López e Gerardo del Hierro) firma per la casa di produzione ProdCo un cortometraggio che rifiuta la consueta patina eterea della moda, scegliendo un linguaggio visivo asciutto, sfacciato e intriso di cinismo. Vivian Wilson appare distesa in totale relax e indossa la maglietta con il messaggio guida della collezione: Born to Disobey, nata per disobbedire.

Il rapporto con DESI 84 capovolge qualunque idea di cooperazione tra essere umano e macchina. Vivian tratta il robot con la noia disincantata della Gen Z, obbligandolo ad azioni assurde e prive di senso: usa la testa metallica dell’androide come supporto per una pallina da golf, conduce la macchina al guinzaglio come un cane riluttante, le ordina di falciare l’erba del prato e le impartisce snervanti lezioni di dizione per insegnarle a pronunciare il nome del brand spagnolo.

Incapace di decifrare l’imprevedibilità e il paradosso, l’automa crolla. Travolto da una catena di errori interni, DESI 84 sbatte ripetutamente la testa contro una parete fino allo spegnimento definitivo. Vivian afferra il robot per le caviglie e lo trascina via sul pavimento, mentre intorno si susseguono sequenze surreali con la macchina immersa sul fondo di una piscina o avvolta dalle fiamme. Con fredda disinvoltura, la giovane pronuncia la frase simbolo del progetto: «Lui è stato progettato per obbedire. Io no», concludendo che certe cose non meritano alcuna riparazione.

vivian jenna wilson ph ig

Vivian Jenna Wilson ph IG

La rottura con Elon Musk e il valore simbolico del gesto

Sebbene il marchio catalano orienti ufficialmente la narrazione sull’anticonformismo e sulla libertà individuale, la vicenda biografica cattura subito lo sguardo del pubblico. Vivian Jenna Wilson ha attirato l’interesse dei media ben prima del suo esordio nella moda. Figlia di Elon Musk e della scrittrice canadese Justine Wilson, ha affrontato il percorso di transizione di genere a sedici anni, per poi formalizzare nel 2022 il cambio anagrafico di nome e sesso con l’adozione del cognome materno. Nei documenti legali depositati all’epoca, Vivian esprimeva la ferma intenzione di troncare ogni rapporto con il padre biologico.

La frattura familiare ha poi infiammato il dibattito pubblico, culminando nelle dichiarazioni velenose del fondatore di Tesla e SpaceX, che ha sostenuto che la figlia fosse «uccisa dal virus della cultura woke». Vivian ha replicato con fermezza, denunciando senza filtri l’assenza e la crudeltà del padre.

Vedere oggi la giovane mentre ridicolizza e disarma un androide ispirato a Optimus sprigiona una forza simbolica dirompente. Desigual non cita direttamente l’imprenditore o le sue aziende: il pubblico coglie il legame in modo immediato. L’atto di sottomettere la macchina sovverte la gerarchia del potere tecnocratico e patriarcale, trasformando un servizio fotografico in una sofisticata rivincita iconografica.

Il paradosso artigianale e l’estetica della collezione

Il processo realizzativo dello spot offre uno dei risvolti più affascinanti della campagna. Mentre il settore pubblicitario sperimenta modelli virtuali e sequenze algoritmiche, Desigual compie una mossa controcorrente: sul set non agisce un vero automa né una figura creata al computer, bensì un attore e performer in carne e ossa.

L’interprete ha studiato a fondo i movimenti legnosi e le esitazioni dei robot bipedi, offrendo a Vivian un interlocutore fisico reale. Solo nella fase successiva lo studio The Post Office ha trasformato le riprese nella scocca metallica attraverso la computer grafica tridimensionale. Come sottolineano ironicamente gli stessi registi, la produzione ha tolto un lavoro a una macchina per consegnarlo a un essere umano.

Questa scelta riflette la visione di Vivian Wilson contro l’invasione dell’intelligenza artificiale nei mestieri creativi. Secondo Wilson, l’arte richiede consapevolezza ed emozione umana, doti che nessun algoritmo possiede, limitandosi a rielaborare combinazioni plagiate di forme e colori.

Questa provocazione concettuale si ritrova nei capi della collezione Autunno/Inverno 2026. Thomas Meyer ha fondato il marchio nel 1984, e il nome DESI 84 rende omaggio a queste radici di rottura stilistica. La linea abbandona il rigore minimalista per abbracciare volumi materici e dinamici: spiccano giacche in denim di taglio militare, pantaloni ampi con bottoni longitudinali e linee asimmetriche, accostati a tonalità calde di rosso, tocchi di giallo, stampe maculate e motivi floreali. La vera ribellione contemporanea rifiuta la perfezione asettica degli algoritmi e riscatta il valore dell’errore umano.

A cura della redazione

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