Francesca Pascale, vicepresidente di Diritti e Libertà, rompe il silenzio sull’esclusione dalla Pride Croisette e lancia un appello al mondo LGBTQ+ affinché torni ai propri valori fondanti di apertura e pluralismo.
Il clima si fa più pesante
Dopo le dichiarazioni rilasciate da Mario Colamarino, direttore artistico della Pride Croisette organizzata dal Circolo Mario Mieli insieme a Muccassina, in cui motivava l’esclusione di Francesca Pascale e di esponenti del centrodestra per ragioni politiche e ideologiche, nelle ultime ore la situazione peggiora ulteriormente. Attraverso storie e contenuti pubblicati sui social, si continua ad alimentare una narrazione secondo cui non sarebbero gradite persone considerate «anti-Pal», contribuendo così a trasformare una manifestazione nata per l’inclusione e la difesa dei diritti in uno spazio sempre più orientato all’esclusione politica e culturale. Questo modo di esprimersi evoca una stagione storica che rimane una ferita ancora aperta nella coscienza collettiva, un evento doloroso che non deve in alcun modo ripetersi.
Il paradosso di un Pride che esclude
Pascale si chiede se esista un altro Paese democratico al mondo in cui, durante un Pride, qualcuno possa arrogarsi il diritto di stabilire chi sia degno di partecipare e chi no. Ed è proprio questo il vero simbolo di esclusione e discriminazione, non certo la presenza di persone con idee politiche differenti. Il Pride nasce per difendere la libertà, il rispetto e la dignità delle persone, non per stabilire chi possa essere accettato in base alle proprie idee politiche o alla propria posizione su temi internazionali.
Nessuno mette in discussione il rifiuto di estremismi o odio, ma altra cosa è creare categorie di persone considerate non conformi o non benvenute. Una manifestazione nata per combattere le discriminazioni rischia di assumere atteggiamenti discriminatori verso chi non si riconosce in una determinata linea ideologica. In questo clima il rischio è che colpisca anche persone appartenenti alla comunità ebraica o chiunque non condivida una precisa impostazione politica sul conflitto mediorientale.

Francesca Pascale ph press
L’appello: tornare ai valori del 2013
Pascale auspica che la comunità LGBTQ+ possa tornare ad essere quella che ha conosciuto nel 2013 insieme a Vladimir Luxuria, Alessandro Cecchi Paone e Imma Battaglia, quando il dialogo tra GayLib e Arcigay rappresentava la volontà di costruire ponti e non muri, nella consapevolezza che sui diritti civili la vera forza debba essere sempre bipartisan e trasversale. Per questo chiede una riflessione seria da parte della politica, delle istituzioni e del mondo associativo. Il Pride deve continuare a rappresentare uno spazio aperto, pluralista e inclusivo, capace di unire e non di dividere: «I diritti civili appartengono a tutti e non possono diventare patrimonio esclusivo di una parte politica».
A esprimersi in questi termini è Francesca Pascale, vicepresidente di «Diritti e Libertà», associazione di riferimento ispirata ai valori di Silvio Berlusconi, presidente onoraria di «GayLib» e di «Gay Conservatori Liberali».
A cura della redazione
Leggi anche: Un nuovo inizio per Manuela Arcuri e Giovanni?