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Le regole per evitare controlli fiscali nei bonifici ai familiari

Inviare denaro a figli, genitori, fratelli o altri parenti è perfettamente legittimo, ma occorre compilare correttamente la causale, utilizzare strumenti di pagamento tracciabili e conservare tutta la documentazione utile per dimostrare l'origine delle somme in caso di verifiche dell'Agenzia delle Entrate

by Nora Taylor
bonifico bancario ph fp

I bonifici tra parenti possono attirare l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate, che ha la facoltà di approfondire la natura del trasferimento di denaro quando ritiene necessario svolgere ulteriori verifiche. In alcuni casi, infatti, i versamenti ricevuti su un conto corrente possono far nascere la presunzione che quelle somme rappresentino redditi non dichiarati. Il contribuente, però, può superare questa presunzione se presenta prove analitiche, complete e documentate che dimostrino l’origine non reddituale del denaro.

Nel corso degli anni la giurisprudenza ha fornito numerosi chiarimenti su questo argomento. Una sentenza della Corte di Giustizia Tributaria del 2024 ha precisato che un bonifico ricevuto da un familiare non assume automaticamente natura reddituale. L’Amministrazione finanziaria deve infatti dimostrare, con elementi precisi, circostanziati e analitici, che le somme derivano da attività imponibili. In un’altra pronuncia, la stessa Corte ha inoltre confermato che i trasferimenti motivati da finalità solidaristiche o affettive non costituiscono automaticamente reddito imponibile.

Per evitare contestazioni fiscali è quindi fondamentale non commettere alcuni errori che potrebbero complicare eventuali controlli.

I controlli bancari sono aumentati negli ultimi anni

Secondo la Corte dei Conti, nel 2025 i monitoraggi su conti correnti e partite Iva considerati a rischio hanno superato quota 6.500, un numero quasi triplicato rispetto agli anni precedenti.

Questo dato non impedisce certamente di aiutare economicamente un familiare. Rimane infatti possibile contribuire al pagamento dell’affitto di un figlio, fare un regalo a un parente oppure concedere un prestito a un fratello. Chi decide di effettuare questi trasferimenti deve però adottare alcune semplici precauzioni che consentano di dimostrare facilmente la reale natura dell’operazione.

Repubblica ha raccolto una serie di domande e risposte che illustrano i comportamenti più corretti per evitare errori e possibili contestazioni.

È possibile inviare denaro a figli e parenti?

La risposta è sì. Nessuna norma vieta di trasferire somme di denaro ai figli oppure ai parenti stretti per sostenerli economicamente.

Il bonifico potrebbe comunque rientrare in una verifica fiscale più ampia. In quella circostanza il contribuente dovrà spiegare l’origine delle somme accreditate e non sarà sufficiente una semplice dichiarazione verbale. L’Agenzia delle Entrate richiede infatti documentazione concreta che confermi quanto dichiarato.

I bonifici non prevedono un limite massimo di importo. Tuttavia, quando il trasferimento riguarda cifre elevate, conviene compilare una causale molto dettagliata e conservare tutta la documentazione utile per dimostrare il motivo dell’operazione qualora arrivassero richieste di chiarimento.

Quando la banca può effettuare una segnalazione

Molti ritengono che oltre una determinata soglia economica scatti automaticamente una comunicazione alla Uif, l’Unità di informazione finanziaria. In realtà questa convinzione non corrisponde alla normativa vigente.

La segnalazione di un’operazione sospetta non dipende da una cifra prestabilita. La banca valuta soprattutto se il movimento risulta coerente con il profilo economico e finanziario del cliente e con la normale operatività del conto.

Esiste invece una disciplina diversa per i bonifici da e verso l’estero. In queste situazioni, quando l’importo supera i 15.000 euro, gli istituti di credito devono effettuare le comunicazioni previste dalla normativa antiriciclaggio.

È comunque importante ricordare che una segnalazione alla Uif non coincide automaticamente con un accertamento fiscale.

Quando interviene l’Agenzia delle Entrate

La legge consente all’Agenzia delle Entrate di svolgere indagini finanziarie richiedendo a banche e intermediari tutti i dati relativi ai conti correnti di un contribuente, così da ricostruire nel dettaglio i movimenti di denaro.

La normativa introduce una presunzione secondo cui i versamenti sul conto possono rappresentare redditi non dichiarati. Chi riceve quelle somme, però, può dimostrare il contrario presentando documentazione precisa e perfettamente tracciabile.

La Cassazione, con l’ordinanza n. 11633 del 2021, ha chiarito che il semplice accredito bancario non basta per considerare imponibile una somma di denaro. Il Fisco deve infatti produrre ulteriori elementi concreti che sostengano questa ricostruzione.

Repubblica ricorda inoltre che la Corte di Giustizia Tributaria della Puglia, attraverso due sentenze, ha ribadito che i bonifici tra familiari stretti non diventano automaticamente reddito imponibile quando il beneficiario dimostra, con documenti tracciabili, che il trasferimento risponde a finalità affettive oppure solidaristiche.

Per questo motivo risulta consigliabile utilizzare strumenti completamente tracciabili, come bonifici bancari oppure assegni non trasferibili, indicando sempre una causale che descriva chiaramente il motivo del trasferimento.

Le causali più corrette da utilizzare

La causale rappresenta uno degli elementi più importanti dell’intero bonifico. Più risulta chiara e dettagliata, minore sarà il rischio di equivoci durante eventuali verifiche.

Tra gli esempi più efficaci rientrano:

  • “donazione per acquisto prima casa”;
  • “regalo per la laurea di…”;
  • “prestito infruttifero come da scrittura privata del [data]”;
  • “contributo spese universitarie di…”;
  • “anticipo eredità per acquisto immobile da padre a figlio”.

Quando il destinatario non coincide con il coniuge oppure con un figlio, conviene specificare anche il grado di parentela per rendere ancora più trasparente il trasferimento.

Le causali che conviene evitare

Alcune diciture possono creare inutili dubbi durante un eventuale controllo fiscale.

È preferibile non utilizzare causali troppo generiche come “vari” oppure “aiuto”, perché non spiegano concretamente la finalità del bonifico.

Occorre evitare anche espressioni tipiche dei rapporti commerciali, come “compenso”, “onorario” oppure “fattura n. X”. Queste formule potrebbero far pensare all’esistenza di un reddito da lavoro non dichiarato anziché a un semplice sostegno economico tra familiari.

I documenti da conservare nel tempo

Il primo documento da archiviare riguarda l’estratto conto contenente il bonifico effettuato. Se il trasferimento interessa importi elevati, conviene predisporre anche una scrittura privata firmata da entrambe le parti, indicando data, importo, motivo del trasferimento e dati identificativi sia di chi versa il denaro sia di chi lo riceve.

Quando il trasferimento rappresenta un prestito, il documento dovrebbe riportare anche le modalità previste per la restituzione della somma. Risulta inoltre opportuno conservare tutte le prove dei rimborsi effettuati, accompagnandole con una causale chiara, ad esempio “restituzione prestito del…”.

Tutta la documentazione deve rimanere conservata per molti anni, perché l’Agenzia delle Entrate può svolgere indagini finanziarie fino a sette anni dal trasferimento del denaro oggetto degli accertamenti. Estratti conto, scritture private e ricevute costituiscono quindi una tutela fondamentale in caso di future verifiche.

A cura di Nora Taylor
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