Chi immagina che i prodotti più rubati nei supermercati italiani coincidano con quelli indispensabili per la sopravvivenza rimane sorpreso davanti ai dati. Il tonno in scatola rappresenta infatti l’articolo più sottratto dagli scaffali della grande distribuzione, superando alimenti e prodotti che molti considererebbero più essenziali. Il dato mette in evidenza una tendenza ben precisa: i taccheggiatori scelgono soprattutto articoli che uniscono dimensioni contenute, facilità di occultamento e un valore economico abbastanza elevato da renderli interessanti.
L’indagine realizzata da NielsenIQ evidenzia che il fenomeno segue logiche molto diverse rispetto a quanto si potrebbe immaginare. I beni di prima necessità non occupano le prime posizioni della classifica, mentre trovano spazio prodotti confezionati e facilmente trasportabili. Questo comportamento conferma che la praticità e il valore commerciale incidono molto più del semplice bisogno nella scelta della merce da sottrarre.
La classifica dei prodotti più rubati
Alle spalle del tonno in scatola compare un gruppo di prodotti molto diffusi nella spesa quotidiana degli italiani. Formaggi, vini e altre bevande alcoliche occupano le posizioni successive, seguiti dal caffè e dai prodotti dedicati all’igiene personale. Anche il settore non alimentare registra numerosi episodi di taccheggio. Tra gli articoli più frequentemente sottratti figurano infatti pile e piccoli accessori elettronici, oggetti che condividono le stesse caratteristiche dei prodotti alimentari presenti ai primi posti della graduatoria.
Questa classifica dimostra che i taccheggiatori non scelgono casualmente la merce. Gli articoli più colpiti risultano piccoli, semplici da nascondere durante la permanenza nel supermercato e abbastanza costosi da garantire un vantaggio economico significativo. La facilità di trasporto rappresenta quindi uno degli elementi principali che orientano la scelta.
Perché proprio il tonno in scatola
Il tonno in scatola possiede tutte le caratteristiche che lo rendono particolarmente esposto ai furti. La confezione occupa poco spazio, permette di essere occultata con relativa facilità e mantiene un prezzo di vendita superiore rispetto ad altri prodotti delle stesse dimensioni. Lo stesso ragionamento interessa anche formaggi confezionati, caffè, cosmetici e bottiglie di vino, beni che possono essere trasportati senza difficoltà e che conservano un valore economico interessante.
Questa situazione evidenzia come il fenomeno non riguardi soltanto persone che cercano alimenti essenziali, ma coinvolga anche chi individua prodotti facilmente rivendibili oppure destinati al consumo personale. La scelta degli articoli segue quindi criteri pratici e commerciali piuttosto che esigenze legate esclusivamente alla necessità.
Un fenomeno che pesa sui bilanci della grande distribuzione
I furti nei supermercati continuano a rappresentare un problema economico di enorme portata. Nel 2024 le perdite complessive della distribuzione moderna hanno superato i 4 miliardi di euro, una cifra pari a circa l’1,2% dei ricavi annui del settore. Numeri di questa entità obbligano le aziende a investire continuamente in sistemi di videosorveglianza, personale addetto ai controlli e tecnologie sempre più avanzate per limitare il fenomeno.
Le stime indicano inoltre che oltre la metà dei furti viene commessa da clienti che sottraggono prodotti durante la normale spesa. Più della metà degli episodi coinvolge singoli individui, mentre il restante 47% riguarda bande organizzate che operano con modalità pianificate e prendono di mira soprattutto articoli facili da trasportare e con un buon valore commerciale.
Il fenomeno continua quindi a rappresentare una delle principali criticità per il settore della grande distribuzione. Ogni prodotto sottratto dagli scaffali genera un danno economico immediato e costringe le aziende ad aumentare gli investimenti destinati alla sicurezza. Il primato del tonno in scatola conferma che i taccheggiatori privilegiano prodotti piccoli, pratici e redditizi, piuttosto che beni di prima necessità, trasformando un alimento comune nel simbolo di un fenomeno che ogni anno costa miliardi di euro.
A cura di Nora Taylor
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