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WhatsApp, truffa sfrutta gli account degli amici per chiedere denaro

La Polizia di Stato segnala una nuova ondata di compromissioni degli account: i criminali possono fingersi amici o familiari e sfruttare richieste urgenti di denaro per ingannare i contatti

by Nora Taylor
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Un messaggio su WhatsApp può sembrare assolutamente normale, soprattutto quando arriva da una persona che conosciamo bene. Il nome del contatto, la fotografia del profilo e persino una conversazione già presente sul telefono possono infatti convincere il destinatario che dall’altra parte ci sia realmente un amico o un familiare. La nuova campagna segnalata dalla Polizia di Stato sfrutta proprio questa fiducia per trasformare gli account compromessi in uno strumento per nuove frodi.

Secondo l’allerta diffusa dalla Polizia di Stato, alcuni criminali riescono a compromettere account WhatsApp e poi utilizzano quei profili per contattare le persone presenti nella rubrica. Il messaggio può contenere una richiesta urgente di denaro, accompagnata dalla spiegazione di un presunto problema personale o di un’improvvisa difficoltà economica. Il destinatario, riconoscendo il contatto, potrebbe quindi abbassare la guardia e decidere di aiutare immediatamente. Il pericolo nasce proprio dal fatto che il messaggio può arrivare da un account appartenente davvero a una persona conosciuta.

La richiesta arriva da un contatto fidato

Il meccanismo della frode punta sulla familiarità. Un numero sconosciuto può suscitare immediatamente qualche dubbio, mentre una conversazione proveniente da un amico sembra molto più credibile. Se l’account della persona è stato compromesso, il criminale può sfruttare la rubrica per raggiungere altri utenti e riproporre lo stesso schema.

La situazione può apparire ancora più convincente quando il messaggio arriva all’interno di una conversazione già esistente. Il destinatario vede infatti una chat conosciuta e può riconoscere immediatamente il profilo. La presenza del nome corretto nella rubrica, però, non dimostra che sia davvero il proprietario dell’account a scrivere.

La Polizia di Stato invita proprio a non effettuare pagamenti prima di aver verificato l’identità della persona che formula la richiesta. La verifica più efficace consiste nel contattare direttamente l’amico attraverso un altro numero, un altro dispositivo oppure, quando possibile, incontrarlo di persona.

L’urgenza serve a impedire i controlli

Il criminale cerca spesso di creare una situazione nella quale la vittima sente di dover intervenire immediatamente. Una richiesta di denaro accompagnata da un problema improvviso può provocare una reazione emotiva e ridurre il tempo dedicato alle verifiche. Il destinatario potrebbe pensare che una persona cara si trovi davvero in difficoltà e decidere di effettuare il pagamento senza telefonarle.

Prima di inviare qualsiasi somma, bisogna quindi fermarsi e verificare la richiesta attraverso un canale diverso da quello utilizzato dal presunto mittente. Una telefonata diretta può chiarire rapidamente se l’amico ha realmente bisogno di aiuto oppure se qualcuno ha preso il controllo del suo account.

La Polizia di Stato raccomanda inoltre di non condividere codici di verifica e informazioni personali. Un contatto conosciuto può essere stato a sua volta vittima di una compromissione e, senza rendersene conto, può diventare il punto di partenza di una nuova frode. In precedenti campagne, i criminali hanno sfruttato proprio messaggi provenienti da contatti presenti nella rubrica per convincere le vittime a consegnare codici necessari a prendere il controllo del profilo.

Gli account compromessi alimentano una catena di truffe

Il problema non riguarda soltanto il proprietario dell’account violato. Una volta ottenuto l’accesso, il criminale può utilizzare il profilo per raggiungere altri contatti e ripetere lo stesso schema. La Polizia Postale ha già documentato casi nei quali la compromissione di un account ha permesso ai truffatori di utilizzare il numero della vittima e la relativa rubrica per proseguire con altre frodi. Una singola violazione può quindi trasformarsi in una catena di messaggi fraudolenti diretti a molte altre persone.

Per ridurre il rischio, la Polizia di Stato consiglia di mantenere aggiornati sia il sistema operativo dello smartphone sia l’applicazione WhatsApp. L’allerta più recente riguarda anche attacchi definiti “zero-click”, che possono sfruttare vulnerabilità presenti in versioni non aggiornate di iOS e WhatsApp senza richiedere necessariamente un’azione da parte dell’utente. Gli aggiornamenti di sicurezza rappresentano quindi uno degli strumenti fondamentali per proteggere il dispositivo e l’account.

Come proteggere il proprio account WhatsApp

Tra le misure indicate dalle autorità compare anche il controllo periodico della sezione “Dispositivi collegati”. Questa funzione permette di verificare quali sessioni risultano associate all’account e di disconnettere immediatamente quelle che l’utente non riconosce. La Polizia di Stato suggerisce inoltre di attivare la verifica in due passaggi, mantenere protetto lo smartphone attraverso un codice personale e prestare attenzione al download automatico di contenuti e allegati.

Se invece si scopre che il proprio account è stato compromesso, bisogna avvisare rapidamente i propri contatti. In questo modo amici, familiari e conoscenti possono evitare di rispondere a eventuali richieste di denaro o di seguire indicazioni ricevute dal profilo violato. La rapidità nell’avvisare le altre persone può impedire che la frode continui attraverso la propria rubrica. :contentReference[oaicite:6]{index=6}

Il punto centrale resta quindi la verifica. Una richiesta di denaro arrivata su WhatsApp non diventa affidabile soltanto perché compare sotto il nome di una persona conosciuta. Prima di effettuare un pagamento bisogna parlare direttamente con il presunto mittente e accertarsi che sia davvero lui a chiedere aiuto. La stessa prudenza vale per codici, password, dati personali e collegamenti ricevuti durante una conversazione. In caso di account compromesso, occorre avvisare immediatamente i propri contatti e rivolgersi alle autorità competenti.

A cura di Nora Taylor
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