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Colesterolo alto, i tre segnali che il corpo può mostrare

Accumuli di grasso intorno agli occhi, un anello biancastro sulla cornea e un rigonfiamento del tendine d'Achille possono indicare livelli molto elevati di colesterolo, soprattutto nelle persone con ipercolesterolemia familiare. Gli esperti ricordano però che l'assenza di questi segni non esclude il problema e che gli esami del sangue restano fondamentali per una diagnosi precoce

by Nora Taylor
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Il colesterolo alto continua a rappresentare uno dei principali fattori di rischio per infarto, ictus e altre patologie cardiovascolari. Nella maggior parte dei casi questa condizione non provoca sintomi e proprio per questo motivo molte persone scoprono di avere valori alterati soltanto dopo un controllo del sangue. Esistono però situazioni nelle quali il corpo può mostrare alcuni segnali ben riconoscibili. Queste manifestazioni compaiono soprattutto quando il colesterolo raggiunge livelli estremamente elevati e risultano tipiche dell’ipercolesterolemia familiare, una malattia genetica molto più diffusa di quanto comunemente si pensi.

Giorgio Sesti, docente di Medicina interna dell’Università Sapienza di Roma, spiega che questa patologia interessa circa una persona ogni 250-300 abitanti. In Italia coinvolge oltre 250 mila persone e non rientra quindi tra le malattie rare. Chi nasce con questa alterazione genetica produce livelli molto elevati di colesterolo LDL fin dalla giovane età e corre un rischio cardiovascolare decisamente superiore rispetto alla popolazione generale. Per questo motivo una diagnosi tempestiva e un trattamento adeguato possono fare la differenza nella prevenzione delle complicanze.

Gli xantelasmi rappresentano il segnale più frequente

Il primo segnale visibile prende il nome di xantelasma. Si tratta di piccoli accumuli di grasso dal caratteristico colore giallastro che compaiono intorno agli occhi, soprattutto sulla palpebra superiore e su quella inferiore. Questi depositi derivano dall’accumulo di colesterolo sotto la pelle e possono aumentare lentamente nel corso degli anni. Molte persone li considerano soltanto un problema estetico, ma in presenza di valori molto elevati di colesterolo possono rappresentare un importante campanello d’allarme. Gli specialisti consigliano quindi di non sottovalutare la loro comparsa e di parlarne con il proprio medico, soprattutto quando si manifestano in età relativamente giovane o quando esistono casi di malattie cardiovascolari nella stessa famiglia.

L’arco corneale e la differenza rispetto alla cataratta

Il secondo segnale interessa direttamente gli occhi. Si chiama arco corneale e consiste in un anello biancastro che circonda la cornea. Questo segno non va confuso con la cataratta, che interessa invece la parte centrale dell’occhio dietro la pupilla. L’arco corneale può comparire anche nelle persone anziane senza che esista un problema di colesterolo elevato, ma quando interessa soggetti giovani assume un significato clinico diverso e può suggerire la presenza di un’importante alterazione del metabolismo lipidico. In condizioni di buona illuminazione risulta facilmente osservabile anche davanti a uno specchio.

“Non va confuso con la cataratta che sta in mezzo alla pupilla, ma circonda la parte marrone, azzurra o verde dell’occhio”, chiarisce Giorgio Sesti, sottolineando come una corretta osservazione permetta di distinguere le due condizioni.

Lo xantoma del tendine d’Achille

Il terzo segnale risulta meno frequente ma possiede un valore diagnostico molto importante. Si tratta dello xantoma del tendine d’Achille, cioè un accumulo di grasso che provoca un rigonfiamento morbido nella parte posteriore della caviglia, in corrispondenza del tendine. La zona appare più rilevata, più spessa e più soffice rispetto al normale. Questa alterazione compare soprattutto nelle persone affette da ipercolesterolemia familiare e richiede un approfondimento medico perché spesso indica una condizione presente da molti anni.

“Se questi segni sono presenti, probabilmente il colesterolo è alto da tempo e bisogna intervenire con una terapia intensiva, anche se il paziente è giovane”, evidenzia Giorgio Sesti. Lo specialista ricorda inoltre che questi accumuli tendono a ridursi o a scomparire dopo un trattamento efficace del colesterolo.

Gli esami del sangue restano fondamentali

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Gli specialisti insistono su un concetto essenziale. L’assenza di questi tre segnali non significa che il colesterolo sia normale. La maggior parte delle persone con valori elevati, infatti, non presenta alcuna manifestazione visibile. Per questo motivo gli esami periodici del sangue rappresentano lo strumento più affidabile per conoscere il proprio profilo lipidico e valutare il rischio cardiovascolare. Un semplice prelievo permette di misurare il colesterolo totale, il colesterolo LDL, il colesterolo HDL e i trigliceridi, offrendo un quadro completo della situazione.

Una diagnosi precoce assume un’importanza ancora maggiore nelle forme ereditarie, perché consente di individuare anche eventuali altri familiari affetti dalla stessa condizione e di avviare tempestivamente un percorso di prevenzione. Curare il colesterolo elevato prima che provochi danni alle arterie significa ridurre sensibilmente il rischio di eventi cardiovascolari nel corso della vita.

Terapie efficaci e alimentazione equilibrata

Per il trattamento del colesterolo alto, i farmaci rappresentano spesso una scelta indispensabile, soprattutto nelle forme genetiche. Giorgio Sesti ricorda che gli effetti indesiderati delle statine risultano poco frequenti. In alcuni casi possono comparire dolori muscolari o miopatie associate all’aumento della creatinchinasi, ma queste situazioni rimangono rare. Oggi la medicina mette inoltre a disposizione diverse alternative terapeutiche efficaci per chi non può assumere le statine o sviluppa effetti collaterali.

L’alimentazione mantiene comunque un ruolo importante nel controllo del rischio cardiovascolare. Una dieta equilibrata, ricca di verdura, frutta, cereali integrali, legumi e pesce, aiuta a migliorare il profilo lipidico, ma nelle persone con ipercolesterolemia familiare non basta quasi mai da sola. Il fegato produce infatti gran parte del colesterolo presente nell’organismo e questa produzione risente soprattutto della predisposizione genetica. Per questo motivo gli esperti invitano a non rimandare i controlli, a seguire le indicazioni del medico e ad associare uno stile di vita sano alle terapie più appropriate quando risultano necessarie.

A cura di Nora Taylor
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