Nel silenzio suggestivo delle Blue Mountains, nello stato del Nuovo Galles del Sud, una cerimonia funebre ha inaugurato una stagione inedita per i riti di commiato. Carolyn, una donna di oltre settant’anni scomparsa nei primi giorni di settembre, riposa ora all’interno di una bara biologica che cresce dal micelio dei funghi, segnando un primato assoluto per l’Australia.
I parenti hanno officiato le esequie inizialmente a Faulconbridge, per poi trasferire la salma nel cimitero di Springwood. Tale scelta non rappresenta soltanto un intimo rito di addio, ma riflette un profondo rinnovamento culturale: trasformare la fine della vita in un atto concreto di rigenerazione ecologica.
Dalla biologia al feretro: come cresce una cassa viva
L’innovazione nasce dall’intuizione del designer e ricercatore Bob Hendrikx, fondatore della startup olandese Loop Biotech. Il laboratorio non produce il modello, che porta il nome di Loop Living Cocoon, attraverso procedimenti industriali ordinari, ma preferisce letteralmente “coltivarlo”.
La struttura unisce le doti del micelio — la fitta rete sotterranea che forma il corpo vegetativo dei funghi — alle fibre di canapa provenienti da scarti dell’agricoltura. Gli operatori versano questo impasto in un calco all’interno di camere a temperatura e umidità costanti. Nel giro di appena sette giorni, i filamenti fungini si sviluppano e abbracciano le fibre vegetali, generando una cassa solida e leggera dal peso di circa trenta chili. Gli artigiani rivestono l’interno con muschio fresco ed escludono del tutto colle chimiche, vernici tossiche, chiodi o giunzioni metalliche.
Il confronto con le sepolture tradizionali evidenzia una notevole distanza nei tempi e negli effetti ambientali sul terreno. I feretri in legno massello, provvisti di vernici isolanti e minuteria in metallo, richiedono fino a cinquant’anni per completare la decomposizione, disperdendo composti artificiali e conservanti nella terra circostante.
Al contrario, la bara di micelio dialoga attivamente con il suolo sin dal primo istante. L’umidità della terra riattiva le funzioni biologiche del fungo, che assorbe le tossine e favorisce una naturale disgregazione organica. In condizioni ottimali, l’intera struttura si dissolve in circa quarantacinque giorni, arricchendo il suolo di azoto, carbonio e preziosi minerali.
L’impatto ambientale e la svolta culturale in Australia
Questo evento assume un valore emblematico in Australia, una nazione in cui le agenzie funebri celebrano ogni anno circa duecentomila funerali. Negli ultimi decenni, sette cittadini su dieci hanno scelto la cremazione, preferendo il risparmio economico e la praticità logistica rispetto all’acquisto di una tomba a terra.
Eppure l’incenerimento comporta un costo ambientale notevole: ogni rito consuma abbondanti quantità di gas ed emette oltre centoventi chilogrammi di anidride carbonica, oltre a diffondere nell’aria particolato e vapori di mercurio derivanti dalle otturazioni dentali. Di fronte a queste cifre, cresce la ricerca di percorsi ecologici capaci di cancellare l’impronta carbonica dell’ultimo commiato.
La decisione della famiglia di Carolyn esprime perfettamente questo cambiamento culturale. Il marito Donald ha spiegato che la consorte aveva dedicato l’intera esistenza ad aiutare il prossimo e la comunità locale: la famiglia ha considerato naturale prolungare questo altruismo, “facendo del proprio corpo un dono per la natura circostante”.
L’antropologa Hannah Gould, docente presso l’Università di Melbourne, conferma questa trasformazione, osservando come la secolarizzazione stia ridefinendo i riti del lutto. Un numero sempre maggiore di persone accantona l’idea tradizionale del paradiso celeste per accogliere il ritorno biologico alla terra. Sia i giovani sia gli anziani pianificano ormai le proprie esequie con largo anticipo, rifiutando cerimonie impersonali per sostenere scelte etiche ed ecologiche.
Oltre il legno: le nuove frontiere dell’addio sostenibile
Il feretro in micelio apre la strada a una trasformazione globale del settore funebre. Accanto alle casse vegetali avanzano nuove soluzioni: spicca tra queste l’idrolisi alcalina, che molti definiscono cremazione ad acqua, capace di sciogliere i tessuti organici attraverso un bagno caldo di idrossido di potassio a basso consumo di energia.
Parallelamente guadagna terreno il compostaggio umano, una pratica in cui appositi cilindri aerati accolgono il corpo con trucioli, paglia ed erba medica, restituendo in poche settimane un terriccio ricco e fertile a boschi e giardini. I parlamentari del Nuovo Galles del Sud hanno recentemente presentato una proposta di legge per regolamentare questa metodologia, prefigurando cimiteri capaci di trasformarsi in veri boschi viventi.
A cura della redazione
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