Sebbene il salmone figuri tra i pesci più consumati, raramente ci si chiede cosa mangi prima di giungere sulle nostre tavole. Secondo quanto rilevato da un’inchiesta del Financial Times, alcuni tra i principali produttori europei di salmone d’allevamento stanno inserendo nei mangimi dei sottoprodotti dell’industria avicola, quali farine e oli derivati dal pollo.
Le motivazioni economiche e l’assenza sulle etichette
La ragione di questa scelta risiede nel fatto che le fonti tradizionali di alimentazione, come la farina e l’olio di pesce selvatico, sono diventate sempre più costose e difficili da reperire. Si tratta di una pratica consentita dalla legge, tuttavia vi è un elemento che spinge a riflettere: le etichette non sono tenute a specificare se il salmone sia stato nutrito anche con ingredienti di origine avicola.
L’importanza della consapevolezza lungo la filiera
Tutto ciò non indica in modo automatico che il prodotto sia pericoloso o di scarsa qualità. Evidenzia però quanto sia fondamentale conoscere ciò che mangiamo, in particolare quando le informazioni disponibili non descrivono l’intera filiera. Infatti, effettuare scelte alimentari consapevoli non significa nutrire timore verso il cibo, bensì sapere cosa si porta in tavola.
A cura della redazione
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