Attualmente si osserva una netta spaccatura nel panorama occupazionale globale. Mentre diverse grandi realtà internazionali impongono un ritorno in ufficio categorico, nazioni come l’Australia scelgono di tutelare legalmente il lavoro da remoto. In questo scenario, l’Italia appare bloccata in una contrapposizione puramente ideologica tra sostenitori della produttività in presenza e difensori della flessibilità. Secondo Mudra, advisory company dedita alla valorizzazione degli asset intangibili, il fulcro della questione non riguarda la posizione geografica del dipendente, ma il metodo organizzativo applicato. Se lo smart working viene percepito solo come un obbligo o una concessione, il rischio è la perdita dei migliori talenti.
Focalizzarsi sui risultati per superare il controllo fisico
Il primo passo verso un lavoro ibrido funzionale richiede un superamento del controllo basato sulla visibilità. Molti leader associano ancora erroneamente la presenza fisica alla produttività, erodendo la fiducia e il capitale intellettuale. Carlotta Silvestrini, fondatrice e Co-CEO di Mudra, chiarisce che la leadership a distanza non è una versione ridotta della leadership in presenza, ma una competenza distinta, che richiede strumenti e linguaggi diversi e, soprattutto, un cambio di paradigma profondo: non più ‘sei in ufficio’ ma ‘stai contribuendo’. Non più gestione della presenza, quindi, ma guida dei risultati. Valutare le persone sulla mera presenza fisica scoraggia l’autonomia e la responsabilità. Silvestrini sottolinea inoltre che un leader deve imparare a interpretare segnali che dietro uno schermo possono risultare distorti, mantenendo saldi il senso di appartenenza e la chiarezza degli obiettivi, poiché chi non sa guidare un team in presenza difficilmente riuscirà a farlo efficacemente a distanza.
Progettazione consapevole e flessibilità come asset strategico
Un modello ibrido di successo non può basarsi su policy generiche, ma deve nascere da una progettazione intenzionale. Mudra suggerisce di distinguere le attività: se i momenti creativi, l’onboarding o la gestione dei conflitti beneficiano della presenza fisica, la concentrazione individuale trova nel remoto il suo habitat ideale. Questa distinzione permette di creare un calendario condiviso e rituali di team che abbiano un valore reale. Parallelamente, la flessibilità è diventata un criterio di scelta occupazionale decisivo, specialmente per la Gen Z. Giulia Ruggi, responsabile marketing di Mudra, spiega che le aziende che trattano la flessibilità come una concessione da elargire con parsimonia si trovano in una posizione di svantaggio competitivo nel mercato dei talenti, spesso senza rendersene conto. Perché il danno non è immediato: è silenzioso, si accumula nel tempo e si manifesta quando i profili migliori smettono di candidarsi o quando i talenti più autonomi iniziano a guardare altrove. Le nuove generazioni cercano coerenza e trasparenza, valutando l’azienda con la stessa logica con cui analizzano un brand.
La cultura aziendale e il valore degli asset intangibili
La cultura aziendale non è legata alle mura dell’ufficio, ma risiede nelle persone e nel modo in cui collaborano. Con lo smart working, i meccanismi informali come la pausa caffè devono essere sostituiti da connessioni autentiche e intenzionali per evitare che i dipendenti smettano di sentirsi parte dell’organizzazione. Quando i modelli lavorativi diventano troppo rigidi, i primi ad andarsene sono i collaboratori più competenti e autonomi. La retention oggi dipende dalla qualità dell’esperienza lavorativa e dalla sostenibilità della vita privata. La fuga di un talento rappresenta una perdita strategica di know-how, relazioni e memoria organizzativa, tutti asset intangibili essenziali per l’innovazione. In conclusione, come afferma Carlotta Silvestrini, le politiche sul lavoro ibrido sono una questione di competitività: le organizzazioni che lo hanno capito non si chiedono quanti giorni concedere in smart working: si chiedono quale modello di lavoro rende le loro persone più efficaci, più motivate e più propense a restare.
A cura della redazione
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